Signori del vino Lucani

La nota trasmissione della Rai che ha descritto, in molte puntate, le varie regioni viticole italiane, è finalmente giunta in Basilicata. La puntata è stata dimezzata ma le notizie hanno fornito un rapido escursus del panorama viticolo regionale. Tutte le puntate sono state caratterizzate da pressappochismo e leggerezza nella preparazione e programmazione, ma d’altra parte non era nell’obiettivo della Rai di approfondire i temi tecnici. La visibilità del “mondo Vino” ne ha certamente guadagnato ma gli argomenti avrebbero potuto essere meglio preparati ed illustrati per fornire una migliore immagine di competenza e professionalità. I produttori, anche di marchi molto rappresentativi, sono stati interpellati senza adeguato programma (al solito per le nostre Istituzioni) e lanciati allo sbaraglio con domande non preordinate con la conseguenza che le risposte fornite a braccio non hanno sempre fatto fare bella figura ai, pur autentici, vignaioli.
D’altra parte assemblare due materie cosi complesse come la viticoltura e l’enologia avrebbero richiesto ben altro tempo.
La Basilicata è stata ben rappresentata dal suo vitigno-bandiera, l’Aglianico, quale aspetto preponderante di prodotto di qualità, e dai nuovi vitigni che definiremmo ormai “territoriali”, scoperti con la ricerca Basivin-Sud in collaborazione con il Consorzio DOC Terre dell’Alta Val d’Agri. Vitigni storici questi, ancora non ben classificati, per i quali il termine abusato di “autoctono” non risponde esattamente ai nuovi criteri di ricerca. Sono collezionati in un campo-catalogo dell’ALSIA ed in via di registrazione e di propagazione.

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